Here We Are, episodio 02

Chemsex: quando la ricerca di intimità apre la questione della libertà

Nel vodcast "Here We Are", esperti discutono di Chemsex, intimità, limiti personali e del desiderio di accettazione.

Un giovane uomo, pensieroso, è seduto in un cortile viennese minimalista con architettura in cemento, riflettendo su Chemsex e libertà.
Ein nachdenklicher junger Mann sitzt in einem minimalistischen Wiener Innenhof mit Betonarchitektur zum Thema Chemsex und Freiheit.
iksHaus | KI-generiert nach redaktioneller Konzeption, 2026 | REDAZIONE: iksHaus
October 19, 2026

Nel secondo episodio del vodcast “Here We Are”, il terapeuta Tomislav Bišić-Pauletić e il Dott. Alexandru-Teodor Zaharie discutono di Chemsex, del bisogno di accettazione e dei limiti che diventano più complessi sotto l’influenza di sostanze. Al centro della conversazione c’è la domanda: cosa cercano le persone in questi incontri e cosa manca loro al di fuori di essi?

Sentirsi desiderati. Essere visti. Appartenere a un gruppo in cui non si deve giustificare la propria sessualità. Sono bisogni facili da comprendere. È molto più difficile parlare di ciò che accade quando la loro soddisfazione è legata all’uso di sostanze e agli incontri sessuali.

È proprio questo lo spazio che apre il secondo episodio del vodcast “Here We Are”, una produzione di iks.haus di Vienna. Tomislav Bišić-Pauletić e il Dott. Alexandru-Teodor Zaharie affrontano il tema del Chemsex e della libertà attraverso esperienze personali, dinamiche relazionali e questioni di autonomia individuale. La conversazione evita sia di giudicare le persone sia di idealizzare la libertà in modo semplicistico.

All’inizio, Zaharie chiarisce da quale posizione sta parlando: è un radioterapista oncologo e non uno specialista in dipendenze. Il suo interesse per l’argomento deriva dalla sua appartenenza alla comunità LGBTQ+, dalle sue ricerche e dalla sua fascinazione per i modelli comportamentali. Questa distinzione è essenziale per comprendere l’episodio: è un dialogo che combina competenze terapeutiche con una prospettiva personale, e non una consulenza medica individuale.

Dietro la sostanza c'è un contesto

Primo piano di un bicchiere vuoto e di una scatola su una superficie di legno scuro.

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Uno dei messaggi centrali di Alexandru è che il Chemsex non può essere compreso se si guarda solo a ciò che viene consumato. È necessario considerare il contesto: con chi si è, quali aspettative esistono, come ci si sente e quali modelli comportamentali si sviluppano.

La conversazione affronta così la tensione tra libertà sessuale e stigmatizzazione. Tomislav ricorda un passato in cui la sessualità degli uomini gay era motivo di svalutazione ed esclusione. Alexandru distingue tra la lotta generale per la liberazione sessuale e il fenomeno specifico del Chemsex. Queste aree si toccano, ma non raccontano la stessa storia.

Nelle sue osservazioni, lo stress minoritario gioca un ruolo significativo: crescere e vivere con il messaggio che la propria attrazione, il proprio corpo o il proprio modo di esprimersi non siano accettabili. Parla di stereotipi e pressioni religiose che possono rendere difficile avere un approccio spontaneo e spensierato alla sessualità.

Allo stesso tempo, mette in guardia contro la semplificazione eccessiva dei motivi. Non sempre la partecipazione si spiega con un trauma. A volte, le persone semplicemente cercano esperienze, piacere, curiosità o un senso di comunità. Comprendere le loro motivazioni significa lasciare spazio a storie di vita diverse.

Chemsex e libertà: quanta libertà rimane nelle proprie scelte?

Vista dall'alto di un pavimento in pietra con marcate ombre diagonali.

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La discussione diventa particolarmente diretta quando si affronta il tema del consenso. Zaharie parla della combinazione di diverse sostanze e del processo decisionale in uno stato alterato di coscienza. Tomislav collega questo aspetto alla libertà personale: cosa succede alla libertà di scelta quando l’effetto chimico modifica la percezione dei propri limiti?

Gli interlocutori si interrogano anche sulla differenza tra il desiderio genuino di una determinata esperienza e l’impulso di anestetizzare il disagio per riuscire anche solo a partecipare. Lo desidero veramente? Sto cercando di soddisfare le aspettative del gruppo? Riesco a riconoscere il momento in cui qualcosa non mi piace più?

Sono considerazioni come queste che danno profondità allo scambio. Il semplice richiamo alla libertà non risponde, di per sé, alla domanda su quanto una persona possa effettivamente esercitarla nel momento specifico. Neppure un accordo preso in precedenza elimina la necessità di rispettare limiti che sono cambiati e di garantire la possibilità di tirarsi indietro.

Accettare l’attenzione non è sempre la stessa cosa che desiderare un incontro

Uno degli esempi più significativi dell’episodio va oltre il ristretto ambito del Chemsex. Alexandru descrive una persona con bassa autostima che si reca in un locale, consuma alcol e riceve attenzioni da qualcuno. Per non dover tornare a casa da sola, accetta un incontro che potrebbe non desiderare realmente.

Questo caso di studio non equipara affatto situazioni diverse e i loro rischi. Tuttavia, solleva una domanda familiare: in che misura una decisione è guidata dal proprio desiderio e in che misura dalla paura di rimanere soli?

In questa parte del dialogo, il Chemsex diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle relazioni interpersonali. Il desiderio di essere scelti da qualcuno può rendere difficile prendere da sé la decisione di andarsene. E la possibilità di andarsene rimane sempre una componente essenziale della libertà.

Qualche ora di ciò che manca ogni giorno

Linee verticali astratte e riflessi luminosi su vetro smerigliato e ondulato.

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Tomislav descrive il Chemsex dalla sua prospettiva terapeutica, utilizzando la metafora di un cocktail: in poche ore intense possono concentrarsi la sensazione di essere desiderati, l’accettazione e il senso di appartenenza che alla persona mancano nella vita quotidiana.

Questo sposta l’attenzione sulla vita al di fuori di questi incontri. Lì c’è intimità? La persona trova uno spazio sicuro dove si sente vista? Può sentirsi parte di un gruppo senza dover costantemente dimostrare qualcosa?

Alexandru si ricollega al tema delle dinamiche di gruppo condivise e del senso di connessione. Secondo la sua valutazione, la complessità aumenta quando questi sentimenti si intrecciano con gli effetti delle sostanze. A quel punto non si tratta più soltanto di ciò che viene consumato, ma di ciò a cui sono legate l’accettazione, l’intimità e la propria autostima.

Quando le sostanze diventano il fulcro dell'incontro

Mani sul vetro di una finestra bagnato dalla pioggia all'imbrunire.

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Nella parte finale dell’episodio, Alexandru condivide un’osservazione tratta da conversazioni con conoscenti: in alcuni ritrovi la sessualità passa gradualmente in secondo piano, mentre l’uso di sostanze occupa sempre più spazio. Si tratta di un’osservazione personale, basata sul suo ambiente, e non di una constatazione valida per tutte le persone che praticano il Chemsex.

Tuttavia, questo cambiamento solleva una domanda fondamentale sullo scopo reale dell’incontro. Una persona partecipa per la sessualità e l’intimità, oppure l’incontro è diventato principalmente un’occasione per l’uso di sostanze?

Gli interlocutori parlano anche delle app di incontri, dei modelli comportamentali ricorrenti e del rapporto con il proprio corpo. Tutti questi temi sono attraversati dalla stessa domanda: fino a che punto ascoltiamo ancora ciò che sentiamo e desideriamo, e quanto seguiamo invece un copione già scritto?

Una conversazione che inizia con la comprensione

Il valore del secondo episodio di “Here We Are” risiede nella volontà di affrontare un argomento delicato senza ridurre le persone al loro comportamento legato all’uso di sostanze. Tomislav sottolinea la necessità di mettere innanzitutto da parte ogni giudizio e di cercare di comprendere la persona. Al tempo stesso, questo atteggiamento lascia spazio a domande serie sui limiti personali, sul consenso e sulle possibili conseguenze.

Dopo la conversazione resta una riflessione che va ben oltre il contesto del Chemsex: come possiamo creare una vita quotidiana in cui l’intimità, il desiderio e il senso di appartenenza siano accessibili anche al di fuori di poche ore intense?

Guardate il secondo episodio di “Here We Are”: “Chemsex è un argomento a cui tengo molto” — S01E02.

L’articolo si basa sulla trascrizione completa in inglese dell’episodio del 16 ottobre 2026. Le opinioni e le osservazioni basate sull’esperienza degli interlocutori sono presentate come le loro prospettive personali.

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FAQ

Di cosa parla il secondo episodio di "Here We Are"?

Affronta il tema del Chemsex, il desiderio di accettazione e di intimità, e la sfida dei limiti personali sotto l'influenza di sostanze.

Chi sono gli interlocutori di questo vodcast?

Il terapeuta Tomislav Bišić-Pauletić e il radioterapista oncologo Dott. Alexandru-Teodor Zaharie discutono da un punto di vista terapeutico e personale.

Che ruolo ha lo stress minoritario quando si parla di Chemsex?

Lo stress minoritario descrive la svalutazione sociale e i sentimenti di vergogna che possono rendere difficile vivere la propria sessualità in modo spensierato.

Come viene affrontato il tema del consenso nel contesto dell'uso di sostanze?

La conversazione si interroga su come gli stati alterati di coscienza influenzino la percezione dei propri limiti e la capacità di fare scelte libere.

Qual è la domanda centrale che rimane dopo la conversazione?

La domanda che rimane è: come possiamo costruire una vita quotidiana in cui il senso di appartenenza e l'intimità possano essere vissuti anche senza l'uso di sostanze?